Nel mondo SEO ci sono regole molto chiare da seguire. Queste regole sono stabilite per fornire dei contenuti pertinenti e utili che garantiscano un’ottima user experience. Per posizionarsi in cima alle SERP occorre tenere il passo con le ultime tendenze in fatto di SEO, modulando costantemente il proprio approccio per soddisfare eventuali nuovi aggiornamenti degli algoritmi dei motori di ricerca. Ci sono però delle persone (spammer) che cercano di superare in astuzia i motori di ricerca e di “imbrogliarli” per portare senza sforzo traffico organico ai loro siti web.

Questo è il lato oscuro della SEO e viene chiamato comunemente SEO Black Hat. Nel seguente post cerchiamo di fare chiarezza su una pratica purtroppo sempre più diffusa, fornendo anche un elenco delle più comuni pratiche di SEO Black Hat utilizzate per tentare di “fregare” Google.

Che cos’è la SEO Black Hat

 

Con l’espressione SEO Black Hat si intende un insieme di pratiche che vengono utilizzate per migliorare il posizionamento organico di un sito web sui motori di ricerca con mezzi illeciti che violano le linee guida degli stessi. Alcuni esempi sono un aumento della frequenza delle keyword in una pagina web o l’inserimento di testi o link nascosti, in modo che la pagina, pur risultando inutile e di scarso valore per il visitatore, venga considerata valida dal motore di ricerca.

Il termine “black hat” è preso in prestito dai classici film western, dove i cattivi avevano solitamente il cappello nero, in contrapposizione ai buoni che indossavano il cappello bianco (vedi SEO White Hat). Tra queste due categorie se ne interpone una terza detta SEO Gray Hat che consiste in tecniche “border line” non ancora vietate ma che si presume lo saranno in futuro.

È fondamentale rendersi conto che attuare tecniche Black Hat SEO può far sì che il vostro sito web venga penalizzato o addirittura bannato dai motori di ricerca e dai siti affiliati, escludendovi dalla fonte di traffico di riferimento più importante su Internet. È quindi essenziale avere una corretta comprensione della SEO Black Hat e delle sue conseguenze.

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Alcune pratiche di SEO Black Hat 

 

Di seguito proponiamo un elenco delle tecniche SEO Black Hat più utilizzate per migliorare il ranking sui motori di ricerca. L’elenco ha uno scopo puramente informativo e non vuole in alcun modo suggerire l’utilizzo di queste pratiche scorrette che sfociano molto spesso nell’illegalità e che, ricordiamo, sono penalizzate dai motori di ricerca.

 

Link a pagamento

 

L’acquisto di link è una tecnica utilizzata per influenzare artificialmente la link popularity di un blog o sito web al fine di migliorarne la visibilità. Generalmente si acquistano backlink da siti molto popolari ed autorevoli, caratterizzati da un elevato page rank. Questa tecnica presenta innegabilmente alcuni vantaggi per l’acquirente. Prima di tutto è facile e veloce: una volta che una transazione è conclusa, non è necessario preoccuparsi della qualità dei contenuti. In secondo luogo, l’anchor text, un potente fattore di posizionamento per Google, è scelto anche in base alle preferenze del cliente. Nonostante questi vantaggi, si tratta di una pratica proibita dai motori di ricerca in quanto distorce i risultati naturali manipolando in modo artificiale la link popularity per migliorare il ranking di un sito, ed è pertanto classificata come SEO Black Hat.

 

Commenti spam

 

Avete presente quando un nuovo commento sul vostro sito web si rivela essere un messaggio che non centra nulla con l’argomento e per di più contiene nel corpo del messaggio un link promozionale non in tema? Si tratta di commenti spam inviati tramite appositi software ad una lista di blog, pagine social e forum vulnerabili per inserire link di varia natura e scarsa affinità tematica che rimandino al proprio sito. È attualmente una delle pratiche SEO Black Hat più popolari. Se un blog è aperto ai commenti senza che nessuno ne controlli la qualità, prima o poi riceverà messaggi di questo tipo che avranno l’effetto di peggiorare la qualità della user experience, lasciando un’impressione negativa agli utenti. I commenti spam fanno sembrare un blog trascurato e poco professionale e fanno sentire i lettori a disagio e scoraggiati dal lasciare preziosi commenti. Questo è il motivo per cui si dovrebbero installare dei plugin antispam in grado di monitorare le attività di posting e di rimuovere i commenti indesiderati.

 

Contenuto duplicato

 

Come suggerisce il nome, il contenuto duplicato si riferisce alla ben nota pratica del “copia e incolla” da altri siti. I motori di ricerca preferiscono contenuti unici, ecco perché copiare parzialmente o totalmente i contenuti da altri siti è percepita come una delle peggiori tecniche SEO Black Hat. Quando nella lista di Google si trovano gli stessi risultati, è un chiaro segno di manipolazione del posizionamento sui motori di ricerca e di solito si traduce in una pessima esperienza utente.

 

Article Spinning

 

L’article spinning è una tecnica simile a quella dei contenuti duplicati che consiste nel riformulare un testo cambiando qualche parola o capoverso, per fare in modo che l’algoritmo di Google lo percepisca come originale e non copiato. Può essere eseguita sia a mano che tramite appositi software che prendono la fonte e la riformulano proponendola come se fosse un post nuovo e unico. La modifica riduce in modo efficace il rischio che il documento venga rilevato da qualsiasi strumento di plagio, però è necessario che la sintassi sia appropriata affinché il testo risulti leggibile e di qualità elevata. Tuttavia, i motori di ricerca stanno cercando di mettere un freno a questa pratica di SEO Black Hat, penalizzando i siti che la utilizzano.

 

Cloaking

 

Il cloaking è una tecnica che consiste nel presentare allo spider del motore di ricerca un contenuto completamente diverso rispetto a quello visualizzato dall’utente. In pratica, i siti impegnati nella SEO Black Hat preparano due tipi di contenuti, uno riservato ai bot che visitano l’indirizzo URL e l’altro ai visitatori umani, inserendo testi o keyword solo quando il richiedente è un motore di ricerca. Questo metodo SEO è considerato ingannevole perché imbroglia i motori di ricerca al fine di ottenere il posizionamento desiderato per parole chiave mirate. Inoltre si tratta di una violazione delle linee guida per i webmaster di Google perché, nella maggior parte dei casi, fornisce agli utenti risultati non pertinenti.

 

Doorway pages

 

Conosciute anche come gateway pages o jump pages, le doorway pages (pagine di entrata al sito) sono pagine fasulle che non hanno nulla a che vedere con il vero oggetto del sito e che vengono appositamente create per attirare i visitatori, i quali verranno poi reindirizzati verso il sito vero. Le doorway pages sono utilizzate esclusivamente per ingannare i motori di ricerca e trasferire un visitatore da un risultato scelto ad un’altra destinazione non correlata alla ricerca (pagine interne del sito o di un altro sito web). Non forniscono quindi contenuti interessanti per gli utenti, ma solo link e keyword studiate per migliorare artificialmente il page rank del sito agli occhi dei search engine.

 

Keyword Stuffing

 

Per definizione, la keyword stuffing è l’abuso di parole chiave in un documento al fine di aumentare la keyword density e massimizzare la visibilità di un sito e il traffico organico. I contenuti stracolmi di keyword non sembrano però naturali e per questo motivo non forniscono una buona user experience. Questa famosissima tecnica di SEO Black Hat non è più efficace come in passato; oggi, infatti, i motori di ricerca sono diventati troppo scaltri per farsi ingannare con un escamotage così semplice.

 

Testo e link occulti

 

Tecnica vecchia quanto il web, il testo nascosto non è altro che un testo o un elenco di keyword che non risultano visibili agli occhi degli utenti perché dello stesso colore dello sfondo (ad esempio, un testo bianco su uno sfondo bianco). Questo metodo rende le parole chiave completamente invisibili ad un visitatore, ma i motori di ricerca possono rilevarle ed indicizzarle. Lo stesso discorso vale per i link nascosti, privi dell’effetto “onmousehover”.

 

SEO Negativa

 

La SEO Negativa non è una vera e propria strategia di SEO Black Hat in quanto, anziché puntare a migliorare il posizionamento di chi la pratica, mira a compromettere la reputazione e a danneggiare il ranking di un sito web concorrente e viene fatta principalmente attraverso la Link Building. Questo metodo sfrutta delle tecniche di SEO Black Hat ormai obsolete e quindi facilmente rilevabili dai search engine per sabotare i siti rivali. Alcune tecniche di SEO Negativa consistono nel sovra-ottimizzare intenzionalmente un altro sito inondandolo di link di spam o inserendo dei reindirizzamenti fraudolenti verso siti Internet di pessima qualità, come siti pornografici o di gambling, per fare in modo che il sito vittima venga declassato dalle pagine dei risultati dei motori di ricerca. Se il vostro sito è preso di mira da una campagna di SEO negativa di spam link, potete ricorrere alla funzione “Disavow” di Google che permette di rifiutare i link spammosi provenienti da un certo dominio.

 

Cracking

 

Il Cracking consiste nello sfruttare le falle di sicurezza di un sito web per inserire dei link o dei redirect 301 verso il proprio sito. Una forma di cracking è il Parasite Hosting, una pratica che consiste nell’inserire senza autorizzazione dei contenuti all’interno di un altro sito che è all’oscuro di tutto. Il cracker si introduce nel sito, crea nuovi URL focalizzati su parole chiave molto competitive e genera numerosi backlink che puntano verso di essi; poi inserisce dei redirect solo per utenti umani in modo che il traffico venga reindirizzato verso il proprio sito senza che i bot se ne accorgano. Si tratta di una tecnica molto rischiosa ed illecita, ma molto efficace per frodare i motori di ricerca come Google.

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Perché si dovrebbe evitare la SEO Black Hat 

 

Le tecniche SEO Black Hat permettono a pagine totalmente inutili di scalare le classifiche dei search engine a scapito di quelle più utili e ricche di contenuti e possono avere come estrema conseguenza quella di non essere più indicizzati da Google e dagli altri motori di ricerca. Anche i search engine ne vengono danneggiati perché perdono credibilità ed entrate pubblicitarie derivanti dalle inserzioni a pagamento. Sebbene possano generare dei successi immediati in termini di visibilità di un sito web, si tratta di successi solo temporanei destinati a fallire di fronte alle contromisure prese dai motori di ricerca. Le sanzioni di Google stanno infatti diventando sempre più pesanti e sofisticate e possono avere effetti devastanti sulla classifica e sul traffico web. Con centinaia di migliaia di utenti che utilizzano quotidianamente Google per le loro ricerche, vale davvero la pena di rischiare di essere de-indicizzati?

Bisogna chiedersi se il lavoro che si sta facendo fornisca un valore aggiunto all’utente o serva solo per avere maggiore visibilità sui motori di ricerca. Questa è una cartina di tornasole per capire se si sta andando contro le linee guida di Google oppure no. Se le vostre decisioni non sono di alcun interesse o utilità per gli utenti, ma mirano esclusivamente ad aumentare il posizionamento sui motori di ricerca, allora è probabile che stiate attuando una strategia SEO Black Hat.

 

Conclusioni 

 

Pur essendo efficaci nell’immediato, le tecniche SEO Black Hat affollano le pagine dei risultati dei motori di ricerca con pagine che non sono in alcun modo utili per gli utenti con l’unico scopo di far ottenere dei vantaggi materiali al sito web che le attua. Sono strategie molto rischiose da mettere in pratica perché prima o poi finiscono per essere rilevate dai search engine che provvederanno a sanzionare o bannare il sito web che le attua. Essere bannati è piuttosto raro perché significa essere rimossi definitivamente dalle SERP. La penalizzazione è invece una conseguenza molto più comune e comporta un declassamento del sito nel ranking.

L’ottimizzazione organica di un sito web è di fondamentale importanza, ma non per questo bisogna cedere alle lusinghe di scorciatoie che hanno esiti limitati nel tempo e sottopongono al rischio di penalizzazioni. Se avete intenzione di costruire un business di lunga durata, evitate a tutti i costi la SEO Black Hat e cercate piuttosto di adottare delle tecniche di ottimizzazione che migliorino il vostro posizionamento sui motori di ricerca senza violarne le linee guida.

 

Tu conosci la SEO Black Hat? Sei d’accordo con quello che ho scritto in questo articolo? Lascia la tua opinione nei commenti 🙂

Francesca Galasso
Mi occupo prevalentemente di realizzazioni siti web e SEO. Aiuto aziende e liberi professionisti ad avviare il loro business online. Gestisco anche l’aspetto social e grafico dei clienti. Sviluppo inoltre E-commerce con la relativa consulenza

 

 

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